giovedì 4 dicembre 2014

7. La meditazione secondo il Satipatthana Sutta

Le sensazioni.
Avendo terminato il lungo capitolo che riguarda il corpo, il Discorso si occupa ora del secondo Satipatthāna, le Sensazioni. Bisogna intendersi prima di tutto sul significato di questa parola in questo contesto, essendo essa, come spesso accade, un ripiego dei traduttori alle prese con complessi valori semantici. La sensazione è la risposta affettiva ad una percezione sensoriale, rammentandosi che in questo caso i sensi sono 6, essendo inclusa la mente (che “percepisce” i pensieri).
Consapevolezza delle Sensazioni significa quindi rispondere (silenziosamente o meno) a questa domanda: “questa sensazione mi piace o non mi piace”? e sostenere l’attenzione su questa presa di coscienza. Si tratta cioè di rivolgersi alle fasi iniziali del sorgere del piacere e del dispiacere, con una immediatezza tale che la consapevolezza sarà presente prima del manifestarsi, automatico e spesso doloroso, di reazioni, proiezioni, spiegazioni, intellettualizzazioni, giustificazioni.
Le implicazioni di questo esercizio sono immense, ma prima vediamo esattamente come il Buddha articola il Discorso: “Quando egli prova una sensazione piacevole, egli sa, ‘sto provando una sensazione piacevole’…” e così via, ponendo l’attenzione su sensazioni piacevoli, spiacevoli e neutre; poi su sensazioni mondane piacevoli, spiacevoli e neutre e infine su sensazioni sovramondane piacevoli, spiacevoli e neutre. Si intende generalmente che le sensazioni mondane sono quelle che riguardano il corpo, mentre quelle sovramondane sono le altre. Molti dibattiti sono stati fatti su cosa esattamente siano le sensazioni neutre, e di solito si intendono quelle percezioni, come ad esempio lo spazio di una stanza qualsiasi (e non lo spazio maestoso di una chiesa o quello angusto di una grotta), che colpiscono i nostri organi dei sensi ma che passano tranquillamente inosservate.
Dicevo quindi che il beneficio della consapevolezza delle Sensazioni è quello di disinnescare il condizionamento del “mi piace / non mi piace” che troppo spesso agisce a livelli sottili e quasi inosservabili. Ma uno sguardo complessivo alla dottrina che emerge dai Discorsi del Buddha rivela una portata enorme di questo esercizio, che giustifica pienamente la sua presenza nel Satipatthāna Sutta che, ricordo, elenca solo 4 modi di “Essere nella Consapevolezza”. Mi riferisco in primo luogo al fatto che le Sensazioni (solo le Sensazioni “mondane”) attivano le “Tendenze Latenti” di attaccamento, avversione e ignoranza (a volte chiamati “i 3 veleni”) che tanta parte hanno nel nostro essere complici nel creare con le nostre mani la nostra sofferenza. Questo passaggio è illustrato egregiamente nel Discorso della Freccia che può essere letto in italiano seguendo questo link: http://xoomer.virgilio.it/karuna/discorso%20della%20freccia.htm. La differenza tra “l’uomo ordinario e il nobile discepolo” è tutta nella frazione di secondo successiva all’essere colpiti da una freccia: l’uomo ordinario aggiunge al dolore fisico quello mentale e va subito alla ricerca (desiderio / attaccamento) di piaceri compensatori, il nobile discepolo rimane semplicemente nella consapevolezza del primo.
Le Sensazioni nascono dal contatto dei nostri sensi con i fenomeni che ci circondano. A seconda della nostra risposta affettiva generano attaccamento, avversione, ignoranza. In un discorso, il Buddha lega il sorgere di opinioni e punti di vista proprio a tale risposta affettiva. Sfera fisica, sfera affettiva, sfera cognitiva: in questo aspetto della nostra vita ci sono racchiuse tutte le nostre dimensioni. Secondo alcuni commenti alla dottrina della Coproduzione Condizionata (http://it.wikipedia.org/wiki/Coproduzione_condizionata), che riassume l’itinerario della nostra condizione umana dall’Ignoranza alla Sofferenza secondo 12 nessi di causa ed effetto, il legame sensazione-desiderio-attaccamento è l’unico che può essere rotto, per l’appunto in virtù della consapevolezza, consentendoci di uscire dal ciclo dell’esistenza mondana caratterizzata dal dolore.
Consapevolezza delle sensazioni a livelli sempre più sottili, ascolto, accettazione e indagine delle nostre reazioni automatiche in termini fisici e mentali, ce ne è abbastanza per praticare tutta la vita!

Quindi, se qualcuno è interessato a sviluppare una “pratica nella vita quotidiana”, sicuramente, portando avanti la consapevolezza del nostro continuo “mi piace-non mi piace”, magari allenandosi durante la meditazione seduta, non si farà sicuramente mancare occasioni per esercitarsi.

Nessun commento:

Posta un commento