Le
sensazioni.
Avendo terminato il
lungo capitolo che riguarda il corpo, il Discorso si occupa ora del secondo Satipatthāna,
le Sensazioni. Bisogna intendersi prima di tutto sul significato di questa
parola in questo contesto, essendo essa, come spesso accade, un ripiego dei
traduttori alle prese con complessi valori semantici. La sensazione è la
risposta affettiva ad una percezione sensoriale, rammentandosi che in questo
caso i sensi sono 6, essendo inclusa la mente (che “percepisce” i pensieri).
Consapevolezza delle
Sensazioni significa quindi rispondere (silenziosamente o meno) a questa domanda:
“questa sensazione mi piace o non mi piace”? e sostenere l’attenzione su questa
presa di coscienza. Si tratta cioè di rivolgersi alle fasi iniziali del sorgere
del piacere e del dispiacere, con una immediatezza tale che la consapevolezza
sarà presente prima del manifestarsi, automatico e spesso doloroso, di
reazioni, proiezioni, spiegazioni, intellettualizzazioni, giustificazioni.
Le implicazioni di
questo esercizio sono immense, ma prima vediamo esattamente come il Buddha
articola il Discorso: “Quando egli prova una sensazione piacevole, egli sa,
‘sto provando una sensazione piacevole’…” e così via, ponendo l’attenzione su
sensazioni piacevoli, spiacevoli e neutre; poi su sensazioni mondane piacevoli,
spiacevoli e neutre e infine su sensazioni sovramondane piacevoli, spiacevoli e
neutre. Si intende generalmente che le sensazioni mondane sono quelle che
riguardano il corpo, mentre quelle sovramondane sono le altre. Molti dibattiti
sono stati fatti su cosa esattamente siano le sensazioni neutre, e di solito si
intendono quelle percezioni, come ad esempio lo spazio di una stanza qualsiasi
(e non lo spazio maestoso di una chiesa o quello angusto di una grotta), che
colpiscono i nostri organi dei sensi ma che passano tranquillamente inosservate.
Dicevo quindi che il
beneficio della consapevolezza delle Sensazioni è quello di disinnescare il
condizionamento del “mi piace / non mi piace” che troppo spesso agisce a
livelli sottili e quasi inosservabili. Ma uno sguardo complessivo alla dottrina
che emerge dai Discorsi del Buddha rivela una portata enorme di questo
esercizio, che giustifica pienamente la sua presenza nel Satipatthāna Sutta
che, ricordo, elenca solo 4 modi di “Essere nella Consapevolezza”. Mi riferisco
in primo luogo al fatto che le Sensazioni (solo le Sensazioni “mondane”)
attivano le “Tendenze Latenti” di attaccamento, avversione e ignoranza (a volte
chiamati “i 3 veleni”) che tanta parte hanno nel nostro essere complici nel
creare con le nostre mani la nostra sofferenza. Questo passaggio è illustrato
egregiamente nel Discorso della Freccia che può essere letto in italiano
seguendo questo link: http://xoomer.virgilio.it/karuna/discorso%20della%20freccia.htm. La differenza tra “l’uomo ordinario
e il nobile discepolo” è tutta nella frazione di secondo successiva all’essere
colpiti da una freccia: l’uomo ordinario aggiunge al dolore fisico quello
mentale e va subito alla ricerca (desiderio / attaccamento) di piaceri compensatori, il nobile discepolo rimane semplicemente nella consapevolezza del
primo.
Le Sensazioni nascono
dal contatto dei nostri sensi con i fenomeni che ci circondano. A seconda della
nostra risposta affettiva generano attaccamento, avversione, ignoranza. In un
discorso, il Buddha lega il sorgere di opinioni e
punti di vista proprio a tale risposta affettiva. Sfera fisica, sfera affettiva, sfera cognitiva: in questo
aspetto della nostra vita ci sono racchiuse tutte le nostre dimensioni. Secondo
alcuni commenti alla dottrina della Coproduzione Condizionata (http://it.wikipedia.org/wiki/Coproduzione_condizionata), che riassume l’itinerario della nostra condizione umana dall’Ignoranza alla
Sofferenza secondo 12 nessi di causa ed effetto, il legame
sensazione-desiderio-attaccamento è l’unico che può essere rotto, per l’appunto
in virtù della consapevolezza, consentendoci di uscire dal ciclo dell’esistenza
mondana caratterizzata dal dolore.
Consapevolezza delle
sensazioni a livelli sempre più sottili, ascolto, accettazione e indagine delle
nostre reazioni automatiche in termini fisici e mentali, ce ne è abbastanza per
praticare tutta la vita!
Quindi, se qualcuno è
interessato a sviluppare una “pratica nella vita quotidiana”, sicuramente, portando
avanti la consapevolezza del nostro continuo “mi piace-non mi piace”, magari allenandosi
durante la meditazione seduta, non si farà sicuramente mancare occasioni per
esercitarsi.
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