IL RESPIRO (1)
Il Satipatthāna Sutta inizia affermando che i 4 Satipatthāna, cioè i 4 modi ivi descritti di “essere nella consapevolezza”, costituiscono il “sentiero diretto” per la purificazione, per il superamento della sofferenza, per appropriarsi del “vero metodo”, per la realizzazione del Nibbāna. Ci vorrebbero molte pagine per illustrare tutto questo e ogni frase e anzi, ogni parola del Discorso si presta ad interpretazioni e approfondimenti. Chi è interessato potrà trovare molto materiale nella bibliografia di questo Blog (soprattutto chi è i grado di leggere in inglese), mentre qui vorrei concentrarmi su indicazioni riguardanti la pratica. Il Buddha enumera i 4 Satipatthāna: il corpo, le sensazioni, la mente e i dhamma, intendendo con quest’ultimo termine delle qualità mentali e un’analisi della realtà svolta secondo determinate categorie. Le vedremo più avanti.
Il Satipatthāna Sutta inizia affermando che i 4 Satipatthāna, cioè i 4 modi ivi descritti di “essere nella consapevolezza”, costituiscono il “sentiero diretto” per la purificazione, per il superamento della sofferenza, per appropriarsi del “vero metodo”, per la realizzazione del Nibbāna. Ci vorrebbero molte pagine per illustrare tutto questo e ogni frase e anzi, ogni parola del Discorso si presta ad interpretazioni e approfondimenti. Chi è interessato potrà trovare molto materiale nella bibliografia di questo Blog (soprattutto chi è i grado di leggere in inglese), mentre qui vorrei concentrarmi su indicazioni riguardanti la pratica. Il Buddha enumera i 4 Satipatthāna: il corpo, le sensazioni, la mente e i dhamma, intendendo con quest’ultimo termine delle qualità mentali e un’analisi della realtà svolta secondo determinate categorie. Le vedremo più avanti.
Le contemplazioni del
corpo sono sei e la prima concerne il respiro. Che indicazioni da il Buddha a
riguardo, al di là delle mille interpretazioni, versioni e varianti molto
diffuse tra i praticanti odierni? Egli si rivolge ai suoi monaci e li esorta ad
andare nella foresta, a sedersi a gambe incrociate e il corpo eretto sotto un
albero o in una capanna deserta, a “stabilire la consapevolezza di fronte a
sé”, e quindi:
- Inspirare ed espirare consapevolmente.
- Essere consapevoli se l’inspirazione e l’espirazione sono lunghe o corte.
- Inspirare ed espirare ed espirare contemplando l’esperienza del corpo intero.
- Inspirare ed espirare calmando le formazioni corporee.
Va detto che un
altro discorso, l’Ānāpānasati Sutta, parla di altre 12 “tecniche” relative al
respiro, per un totale di 16. Esaminiamo comunque i 4 punti del nostro discorso
e le relative premesse.
I tempi e le
circostanze attuali sono quelle che sono e ognuno potrà valutare per sé i
requisiti di solitudine richiesti (solitudine, anche a quei tempi, bilanciata
dalla comunità dei monaci), e anche l’ineluttabilità del fatto che si parla di
posizione seduta a gambe incrociate col corpo eretto. Risulta comunque chiara l’importanza
che il Buddha assegnava alla meditazione formale seduta.
Per quanto riguarda l’istruzione
“stabilisce la consapevolezza di fronte a sé”, ne è stata data una
interpretazione letterale e una figurata. La prima ritiene che il Buddha
alludesse al fatto che l’area tra le narici e il labbro superiore sia la più
adatta per stabilirvi l’attenzione all’aria che entra ed esce. Questo solleva
un punto molto importante: la pratica della consapevolezza del respiro implica
un’attenzione estremamente empirica. Non si segue l’idea del respiro, non è un
adeguare il respiro ad un ideale di corretta fisiologia più o meno sottile,
bensì è l’attenzione alle sensazioni fisiche causate dai movimenti della
respirazione. Le indicazioni più comuni formulate da diversi insegnanti sono:
- Come già detto, la sensazione causata sulla pelle delle narici e della zona tra il naso e il labbro superiore dall’aria fresca e secca che entra durante l’inspirazione e dall’aria calda e umida che esce durante l’inspirazione.
- Le sensazioni tattili dell’addome che si espande durante l’inspirazione e che si contrae durante l’espirazione.
- L’intero processo della respirazione, comprendente le sensazioni del volto, del torace e dell’addome, ed eventualmente altro.
Ricordo però che i
Discorsi del Buddha e i Commentari antichi, per quel che mi risulta, parlano esclusivamente
della zona labbro superiore-naso.
L’interpretazione
figurata può intendersi come un invito a praticare la consapevolezza in modo
fermo e risoluto, senza nessuna indicazione “anatomica”.
Come regolarsi di
fronte a questa pluralità di istruzioni, presente soprattutto tra gli
insegnanti moderni? Con la pratica, innanzi tutto, con la sperimentazione
diretta e, ove possibile, con un rapporto costante per lo meno con un
praticante più esperto con cui parlare e chiarire dubbi. Infatti questa pratica
può sembrare quasi disarmante nella sua semplicità, e in un certo modo lo è, ma
la nostra mente può creare molti problemi, come ad esempio una smania di
differenziare la sperimentazione senza darsi la possibilità di approfondire l’esperienza.
Cosa che, prima o poi, va fatta.
Per oggi mi fermo qui,
il prossimo post sarà relativo alle 4 modalità di attenzione al respiro
elencate poco sopra.
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