martedì 29 marzo 2016

Considerazioni sul Dubbio

Durante lo scorso incontro (prossimo incontro il 3 aprile sui Cinque Aggregati) ho gettato, durante la meditazione guidata una piccola e fondata provocazione per “generare” consapevolezza sul dubbio. Ho chiesto ai presenti di porsi una domanda: “che cosa accadrà domani… come sarà il domani?” e di non darsi una risposta discorsiva, quanto di mettersi in ascolto delle risonanze fisiche, emotive e mentali del senso di incertezza che tale domanda suscita. In tal modo la consapevolezza “lavora ai fianchi” del dubbio che, secondo l’Insegnamento, è prima di tutto un eccessivo affidarsi alla proliferazione mentale. Le facoltà cognitive e discorsive non porranno mai fine al dubbio che viene invece superato dalla contemplazione e dalla consapevolezza.
Un grande maestro Zen del secolo scorso Shunryo Suzuki Roshi fa un’affermazione quasi preventiva rispetto al dubbio: “Dovunque io vada tutti mi chiedono: “Che cosa è il Buddhismo?” … Ma noi qui facciamo zazen (meditiamo) e basta….. Non abbiamo alcun bisogno di sapere che cosa è lo Zen”. (dal Libro Mente zen, mente di principiante, Astrolabio Ubaldini, 1978.
Tenendo in mente quanto affermato dal Roshi, vorrei approfondire la risposta data alla domanda una partecipante. Anche questa volta questa domanda mi è stata fatta quasi privatamente, quando il raduno si stava sciogliendo. Parlando di dubbio lei mi ha raccontato come suo figlio le avesse chiesto: “ma non è forse più facile la vita di chi non si pone tante domande?”
Ebbene, con la pratica non cerchiamo risposte più valide. In realtà va sgombrato il campo anche da un assunto che può avere in noi radici profonde. Voglio dire che spesso ci viene raccontato o addirittura insegnato a scuola che le religioni sono nate da profonde istanze, interrogazioni e inquietudini che gli uomini si sono posti sin da epoche antichissime. Qual è il senso della vita, chi ci ha creato, c’è una vita dopo la morte e così via. Ebbene, l’insegnamento del Buddha non risponde a tali ansie, e se lo fa lo fa in modo indiretto, quasi come un “effetto collaterale”. Il Buddha ha detto innumerevoli volte che la sua missione sulla terra era quella di rivelare la verità sulla sulla sofferenza, sulle sue cause, sulla possibilità della sua cessazione e sul sentiero che conduce alla sua cessazione. Non domande metafisiche conducono al Buddha, ma la consapevolezza della propria difficile condizione umana.

Il Satipatthana, il sentiero diretto della Consapevolezza verso la Realizzazione, parla proprio di questo, di sfruttare abilmente la propria condizione per trovarsi, una volta percorso il cammino, al di là della sofferenza. Un passo importante è costituito dalla consapevolezza dei 5 aggregati, nei quali si affrontano dei nodi essenziali nella costruzione illusoria della propria identità. E di questo tratteremo, sempre in modo esperienziale, nei nostri incontri a partire da quello del 3 aprile al Centro B.K.S.Iyengar di Via Vegezio, 6 a Roma. Dettagli nel post precedente di questo Blog.

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