lunedì 3 novembre 2014

4. La meditazione secondo il Satipatthāna Sutta.

     Le posizioni e le attività del corpo.
Il discorso prosegue con l’indicazione di focalizzare la propria consapevolezza sulle posizioni e sulle attività del corpo. Per l’esattezza, il Buddha dice che quando il praticante cammina, sta in piedi, seduto o sdraiato “egli sa” di esserlo. Usa invece l’espressione (di equivalente significato) “egli agisce con chiara conoscenza” per indicare la consapevolezza durante le seguenti azioni: andare avanti e indietro; guardare davanti e guardare lontano; flettere ed estendere le proprie membra; indossare il saio, portare il saio esterno e la ciotola delle elemosine; mangiare, bere, consumare il cibo e gustarlo; defecare e urinare; camminare, stare in piedi, addormentarsi, svegliarsi, parlare e stare in silenzio.
Insomma, l’esortazione è chiaramente volta a stabilire uno stato di consapevolezza continua. Anzi, molti commentatori sono concordi nel dire che la consapevolezza su posizioni e attività trova il suo posto più naturale all’inizio della pratica (cosa del resto che si riscontra in una versione cinese del Satipatthāna Sutta). Cioè, una volta consolidata la consapevolezza del corpo nelle sue posizioni e attività, il praticante può approfondire la pratica con l’attenzione sul respiro nella meditazione seduta. Si può immaginare che la versione Pāli riporta il respiro all’inizio per sottolineare la centralità di questa pratica, che di fatto costituisce per molti l’asse portante della vita spirituale. La consapevolezza del respiro è una pratica senza dubbio più sottile e mentre il corpo offre un ancoraggio all’attenzione più solido e concreto.
Questo passo rappresenta una sorta di fondazione della meditazione camminata, pratica molto diffusa tra monaci e laici anche ai tempi del Buddha. Va detto, per fedeltà alla lettera dei testi, che nei discorsi non compare mai l’enfasi di molti maestri moderni sui dettagli percettivi dell’atto del camminare. Infatti molti Sutta sono piuttosto interessati all’aspetto mentale della camminata consapevole che, viene detto, favorisce la concentrazione ed è utile per purificare la mente e superare i 5 ostacoli (su cui torneremo più avanti). Già i commentari antichi esortavano però i praticanti a suddividere mentalmente le varie fasi del camminare per etichettarle e prestarvi così più facilmente attenzione.
Molte delle azioni menzionate in questa sezione del Satipatthāna Sutta sono chiaramente delle esortazioni rivolte ai monaci per una condotta buona e appropriata. Stabilire una base di consapevolezza in questi aspetti della loro vita aveva anche lo scopo di dare quel fondamento morale che, insieme alla moderazione e al contentarsi, costituiscono i requisiti di base per la pratica della meditazione.
Però, con occhi moderni e laici, non si può fare a meno di vedere nelle parole di questo Sutta la risposta a tante istanze con le quali i praticanti cercano di migliorare, e anche rendere più accettabile, la propria vita quotidiana. Anzi, queste raccomandazioni di “consapevolezza nelle azioni di tutti i giorni” sembrano prese dalle istruzioni di un “protocollo Mindfulness” ante litteram. Naturalmente togliere “il pilota automatico” e riappropriarsi della propria vita tramite l’attenzione consapevole è una cosa meravigliosa che non può che far bene a chi si impegna in tal senso. Ma proprio nel “refrain” di cui ho parlato nel post precedente possiamo vedere una differenza irriducibile tra l’atteggiamento “Mindfulness” e il contenuto del Satipatthāna Sutta. Infatti il testo dice: “La consapevolezza che ‘c’è un corpo’ è stabilita in lui nella misura necessaria per la pura conoscenza e la consapevolezza continua”, cosa che può sembrare fine a se stessa ma che non lo è, se si inquadra questa pratica in un’ottica più ampia di conoscenza intuitiva della realtà dei fenomeni, conoscenza che sola può trasformare se stessi. Mentre l’essenza stessa di Mindfulness è una utilità pratica immediata o per lo meno concreta e riscontrabile nella diminuzione della sofferenza dell’utente. Tutte cose buone, basta che siano chiari gli obbiettivi, gli ambiti di applicazione, i percorsi.

Per lo meno questa è la mia opinione, ed essendo questo un blog aperto, chiunque può lasciare un commento o una domanda alla quale sarò felice di rispondere.

Nessun commento:

Posta un commento