Abbiamo visto nei precedenti post diversi "esercizi" di contemplazione. Qui di seguito riporto un breve passo del maestro tailandese Ajahn Chah sullo spirito della pratica, uno spirito di indagine attenta valido sia per la pratica seduta che per la vita quotidiana. La "pratica nella vita quotidiana" per chi ci si vuole dedicare, è altrettanto impegnativa quanto la pratica seduta.
"Un altro modo di
praticare il Dhamma è quello di contemplare ed esaminare tutto ciò che vediamo,
facciamo e sperimentiamo. La meditazione non ha mai fine. Alcuni credono che
quando hanno finito le sessioni di meditazione seduta o camminata, bisogna
smettere e riposarsi. Smettono di concentrare la mente sull’oggetto di
meditazione o sul tema di contemplazione. Li lasciano perdere completamente.
Non praticate così. Indagate su ogni cosa che vedete per capire come è
realmente. Contemplate la buona gente del mondo. Contemplate anche quella
cattiva. Osservate profondamente il ricco e il potente; il povero e il reietto.
Quando vedete un bambino, una persona anziana, un giovane o una giovane,
indagate sul significato dell’età. Tutto è materiale di indagine. E’ così che
coltivate la mente. La contemplazione che porta al Dhamma è la contemplazione
della condizionalità, del processo di causa ed effetto, in tutte le sue
manifestazioni: maggiore o minore, bianco o nero, buono o cattivo. In breve,
tutto. Quando avete un pensiero, riconoscetelo come un pensiero e contemplate
che è solo quello, niente di più. Tutte queste cose vanno a finire nel cimitero
dell’impermanenza, dell’insoddisfazione e del non-sé, per cui non attaccatevi
morbosamente a nessuna di esse. E’ il cimitero di tutti i fenomeni.
Seppelliteli o cremateli per poter sperimentare la Verità."
Tratto da "Una
pace incrollabile." di Ajahn Chah. (il libro è per la libera distribuzione e può essere scaricato gratuitamente dal sito del Monastero Santacittarama)
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